
Tutto nacque per scherzo, come per scherzo mi trovo a scrivere qualcosa inerente al mondo della fotografia matrimoniale ed i corollari che ci sono intorno a quest’evento.
La mia storia è¨ quella classica di un 18enne alle prese con il suo esame di maturità ed una grandissima voglia di far un bel viaggio come meritato premio dopo cinque anni di studio, il primo viaggio all’estero è come il primo amore …non si scorda mai…; questo motivo ed altri, quali il piacere di ottenere una minima indipendenza economica, senza dover sempre far affidamento alla coppia genitoriale, mi spinsero alla ricerca di un lavoretto.
Fui presentato ad uno studio fotografico. Il mio primo approccio con il mondo del lavoro fu “…ti piace la mozzarella?…”, questa domanda, al quanto bizzarra, chiaramente non plausibile e non comprensibile, non fece altro che smorzare la mia ansia per un primo contatto con il mondo del lavoro. La conseguente iscrizione alla Facoltà di Psicologia non fece altro che far aumentare la mia richiesta di prestazioni presso tale studio fotografico.
Dopo dieci anni di collaborazioni e tantissime cerimonie alle spalle, paragono, l’arrivo dell’equipe fotografica a casa della sposa/o, ad un controllo ad un posto di blocco.
La vista della volante è simile all’arrivo dell’auto dei fotografi, il braccio che si estende per alzare la paletta è simile al movimento del dito indice per citofonare, ed infine, il “…favorisca i documenti…” è paragonabile alla risposta elettronica che fuoriesce dal citofono “…fotografi, che piano?…” alla domanda di chi sia.
Nonostante tutto sia in perfetto ordine vi è un’unica e costante reazione: l’ansia, che come recita il DSM-IV è l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuri, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione*.
Il destino da solo non si può modificare ma, molto probabilmente, le persone hanno la facoltà di rivoluzionarlo, una delle frasi più celebri di un noto film recita “…ogni minuto che passa è¨ un occasione per rivoluzionare tutto completamente…”.
Per anni mi sono chiesto del perchè¨,quelle rare volte in cui una sposa/o sono in uno stato di equilibrio vengono “rivoluzionati” dalla loro tranquillità ?
L’espressione delle loro emozioni vengono in qualche modo influenzate dalla tensione e l’ansia dei parenti che ruotano intorno a loro, e la domanda che sorge spontanea: “…ma non potevano farci far prima le foto e poi le dicevano che questo o quell’altro non era tutto ok?… perchè fra tante persone chiedono proprio a lei se la macchina è arrivata?…perchè ricordarle che i testimoni sono bloccati in autostrada sulla Salerno – Reggio Calabria?…perchè prendersela con lei se il 30 Giugno piove?…” .
In questo modo, le sette espressioni facciali delle emozioni (rabbia, tristezza, felicità , paura, disgusto, sorpresa e disprezzo), di cui ci parlano Ekman et all. (1973), caratterizzate da movimenti, di un repertorio innato, di muscoli facciali, sono con disperazione del fotografo ben presenti in ogni scatto! Ahimè, è una lotta continua per far recuperare agli sposi l’espressione di felicità! Ma niente, se dovesse verificarsi questo recupero ed ottenere tre scatti consecutivi buoni, interverrà sempre la zia che vive lontano a farla ripiombare in un’espressione che non si sposa ad hoc con quella giornata.
Naturalmente, se nelle foto non ci sono volti belli e sorridenti la colpa non sarà mai dell’ansia trasmessa dai parenti ma, solo ed esclusivamente, dell’incapacità dei fotografi nel cogliere i momenti.
Eh, il solito paradosso della vita: si prova per ore ed ore di creare un clima di tranquillità e distensione per rendere quella giornata piacevole, nonostante le bizzarrie del meteo o una torta alle fragoline invece di una delizia a limone, ma tutto questo difficilmente verrà ricordato dai parenti, ciò che conta sarà esclusivamente il risultato portato a casa.
Dopo dieci anni d’esperienza, studio per specializzarmi come terapeuta familiare, sarà stata tutta colpa della zia della sposa emigrata in Germania? Di sicuro il mio può definirsi un tirocinio pratico, domiciliare, dove ogni giorno salgono a galla dinamiche familiari del tutto particolari, dove l’ansia, a volte, supera di gran lunga la felicità ed allora, è proprio vero che solo attraverso delle belle foto ed un filmino di tutto rispetto i novelli sposi potranno, con calma, rivivere quella giornata che dovrebbe essere caratterizzata solo da emozioni.
Dott. Luca C. Salvemini
*American Psychiatric Association (2000), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, (DSM – IV – TR). Masson, Milano 2001.


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maggio 7th, 2009 at 13:49
Parole sante carissimo dott. Salvemini.
settembre 2nd, 2009 at 14:28
Articolo davvero divertente…Bella analisi.
Ottimo lavoro Dottor Salvemini
Massimiliano Farucci
(Fotografo napoletano)