La fotografia subacquea: descrizione, storia e consigli utili.

foto-subacquea

 

 

 

 

 

 

 

Riportamo alcuni brani di un articolo pubblicato su wikipedia, riguardante la fotografia subacquea, con alcune spiegazioni e consigli, e un po’ di storia di questa affascinante branca della fotografia.

La fotografia subacquea è un tipo di fotografia scattata sott’acqua, durante un’immersione o anche praticando lo snorkeling, l’apnea o nuotando, utilizzando un’attrezzatura apposita e particolari accorgimenti.

La fotografia subacquea è considerata una particolare branca della fotografia, dal momento che richiede un’attrezzatura altamente specializzata e tecniche particolari per essere praticata con successo. Nonostante questi problemi offre spunti fotografici notevoli: animali come i pesci e i mammiferi marini sono i soggetti più comuni, ma non si devono trascurare relitti, grotte sommerse, paesaggi subacquei e ritratti degli altri sub.

Poiché  la fotografia subacquea viene generalmente effettuata in immersione, è importante che il fotografo-sub sia adeguatamente addestrato, in modo da potersi muovere in sicurezza, ma soprattutto che abbia un perfetto controllo dell’assetto. Una buona tecnica subacquea consente infatti di realizzare immagini migliori, dal momento che la fauna marina è meno spaventata da un sub tranquillo e si possono inoltre evitare spiacevoli danneggiamenti all’attrezzatura. Si possono inoltre incontrare condizioni sfavorevoli, come correnti forti, maree e scarsa visibilità, ed un sub addestrato può destreggiarsi meglio in tali situazioni, cercando di evitarle quando possibile.

L’ostacolo principale incontrato dalla fotografia subacquea consiste nella drastica riduzione del colore e del contrasto quando ci si trova immersi ad una certa profondità.

Più le lunghezze d’onda e la luce solare sono assorbite dall’acqua e più le foto acquistano una tonalità blu-verde, tipicamente “spenta“. La perdita di colore non solo aumenta scendendo in profondità, ma anche a causa della distanza, cosicché gli oggetti lontani dalla macchina fotografica risultano sfocati e stinti. Inoltre il fattore che incide maggiormente e proprio lo spessore dell’acqua e le particelle in sospensione, quindi più l’acqua è limpida e più le foto risultano nitide e simili all’ambiente di superficie, vedi laghi di montagna e grotte. Questo effetto si incontra ugualmente sia in acque normali sia nelle barriere coralline tropicali. L’assorbimento è selettivo a seconda della lunghezza d’onda: il primo colore a scomparire è il rosso, che a 5 metri di profondità è ridotto del 95%, in seguito tutti gli altri colori seguendo lo spettro visibile (quindi arancione, giallo ecc.).

Queste problematiche vengono risolte tramite due accorgimenti in particolare: la riduzione della distanza e l’uso di un flash fotografico.

 

Riduzione della distanza

La prima tecnica consiste nell’avvicinare quanto più possibile la macchina fotografica al soggetto, riducendo la perdita cromatica dovuta alla distanza. Si possono in questo caso utilizzare lenti grandangolari, che consentono una messa a fuoco molto chiusa, oppure lenti per macro, che consentono di mettere a fuoco ad una distanza minima dalla macchina. In pratica si cerca di non tenere mai più di 1 metro d’acqua tra la macchina e il soggetto.

Utilizzo del flash

La seconda tecnica consiste nell’utilizzo di un flash fotografico per recuperare i colori persi a causa dell’assorbimento verticale della luce. Questi flash, usati nel modo corretto, consentono di ripristinare tutte le lunghezze d’onda di luce visibile.

L’uso di un flash fotografico o di una luce stroboscopica è però spesso indicato come uno degli aspetti più complicati della fotografia subacquea. Riguardo l’utilizzo corretto del flash vi sono alcuni errori comuni, di solito legati all’uso di questo con lenti grandangolari.

Generalmente il flash dovrebbe essere utilizzato per rendere più semplice l’esposizione e ripristinare la perdita di colore e non come luce primaria; solo di notte o in luoghi come l’interno di caverne o relitti le immagini possono essere illuminate al 100% dal flash.

Di solito il fotografo deve cercare di creare un bilanciamento tra la luce solare, per quanto limitata, e il flash. In profondità, con scarsa luce e scarsa visibilità, questo può essere complicato ma deve comunque essere tenuto presente. Molte macchine fotografiche attuali hanno reso più semplice questo processo offrendo svariati metodi di esposizione; inoltre l’uso di tali macchine ha ulteriormente aiutato la fotografia subacquea, dando la possibilità al fotografo di vedere il risultato immediatamente, potendo correggere eventuali errori in uno scatto successivo e, soprattutto, non limitando il reportage fotografico alle 24/36 pose di una pellicola fotografica.


Storia

A parte i primi tentativi e le prime fotografie “subacquee” realizzate da William Thompson (1856), Louis Boutan (1893) e W.H. Longley e Charles Martin (1923), il viaggio di Jacques-Yves Cousteau a bordo della Calypso in direzione dell’Oceano Indiano nel 1955 può essere considerato l’inizio della fotografia subacquea a colori come oggi la conosciamo. Lo accompagnava Luis Marden che, usando una macchina fotografica Rolleifex (inserita in una custodia stagna per i primi piani) e una Leica (per i campi lunghi), grazie alla competenza dell’equipaggio della Calypso e a metodi totalmente artigianali (l’impermeabilizzazione dei filamenti delle lampade del flash, allora molto grosse, venne effettuata con cera bollente inserita con una siringa, ad esempio) furono possibili le prime sequenze di fotografie subacquee.

In seguito, per consentire la continuazione del lavoro, si unì all’equipaggio della nave anche Bates Littlehales, prima per fotografie di tipo “tradizionale” e, solo in seguito nel 1958, sott’acqua assieme a Marden, in prossimità dello Yucatan. Negli anni a venire i due sperimentarono i primi sintomi di una EGA durante un’immersione a 40 metri di profondità per verificare i limiti delle fotografie subacquee; questa li costrinse ad una terapia iperbarica forzata piuttosto lunga.

Durante un servizio fotografico nelle Isole Vergini Statunitensi Littlehales realizzò una custodia subacquea, chiamata OceanEye, in grado di ospitare un’attrezzatura fotografica Nikon completa. Fu la prima a permettere l’utilizzo della strumentazione di questa marca sott’acqua.

In seguito la collaborazione tra Littlehales e David Doubilet del National Geographic portò ad ulteriori sviluppi fotografici; quest’ultimo iniziò a utilizzare il colore e a sperimentare sempre più le sue tecniche fotografiche, fino a realizzare le fotografie subacquee dette over/under, o sopra/sotto.

Emory Kristof, sempre del National Geographic, venne in contatto con Littlehales e Marden e, nel 1976, sperimentò un’apparecchiatura subacquea di sua realizzazione per una ricerca del mostro di Loch Ness; questa non ebbe successo, ma Kristof ideò un sistema di scatto, sensibile al movimento, utilizzato in seguito nel 1977 e nel 1979 per una serie di fotografie nell’Oceano Pacifico che resero possibile la scoperta di alcune nuove specie marine. Sempre Kristof fu, nel 1991, il fotografo a realizzare un primo reportage del Titanic (la cui posizione era stata scoperta 6 anni prima) a 3.800 metri di profondità, alloggiando all’interno di un sommergibile russo per grandi profondità, il MIR I, e usando appositi proiettori per illuminare la scena.

 

Per chi volesse approfondire, soprattutto per quanto riguarda le tecniche ed il problema del Backscattering e i consigli sulla preferibilità o meno della pellicola, rispetto al digitale, segnaliamo l’articolo completo.

Taggato con: , , , , , , , , , ,
Pubblicato in Fotografia, Varie Fotografia