Corsi di Event Planner a Napoli: un’esperienza diretta.

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In cosa consiste un corso per “event planner”? E quanto serve frequentarlo? Quali sono i punti focali su cui si concentra?

Riportiamo di seguito l’esperienza diretta di Melina Mirenghi, che ha da poco concluso con successo il suo percorso presso un’agenzia che proponeva, appunto, questo genere di corso, e che ringraziamo per la graditissima collaborazione.

Da qualche giorno ho terminato un corso per event planner e mi trovo a tirare le somme di questa esperienza.

Partiamo dall’inizio:ho sempre avuto talento nell’organizzazione. Spesso mi sono cimentata in feste familiari e recite scolastiche… Insomma, nel mio piccolo, facevo l’organizzatrice di “eventi “già da tempo.

Una sera che ero su Internet, la curiosità mi ha spinto a entrare in qualche sito ed ho scoperto un mondo nuovo: fra le professioni emergenti, quella di event planner era considerata una di quelle in maggiore ascesa.

Ho visto che in Italia c’erano varie possibilità di frequentare corsi, qualcuno anche on line, ma quando ho circoscritto la mia ricerca a Napoli ne ho trovato solo uno. Il giorno dopo ho chiesto informazioni e mi sono iscritta.

Lo organizzava una agenzia ed era il primo in assoluto a Napoli.  Mi sono iscritta per curiosità più che altro, la cifra che mi hanno chiesto era ragionevole e avevo un po’ di tempo a disposizione in questo periodo. La frequenza era stabilita in 30 ore da dividere in 6 giorni, dal venerdì alla domenica per due settimane di seguito.

Mi è sembrato tutto molto comodo ed ho cominciato.

Il programma comprendeva lezioni teoriche riguardanti vari tipi di eventi, da quelli di marketing, a quelli aziendali , a quelli istituzionali: come si pianifica; a chi si rivolge; come si rientra in un budget; come si pubblicizza.

Il secondo giorno abbiamo parlato specificatamente dei banchetti, con un esperto del settore del catering, che ci ha illustrato le varie tipologie di eventi che richiedevano questo particolare servizio (richiesto soprattutto per i matrimoni, i ricevimenti di nozze).

Il terzo giorno invece abbiamo focalizzato l’evento di tipo istituzionale. Alle nostre domande sull’avvio di una attività di event planner ha poi risposto con una lezione un commercialista, badando molto a spiegarci come muoverci in pratica nel momento in cui avessimo deciso di cominciare ad affrontare questa professione. Un altro colloquio molto interessante l’abbiamo avuto con un pubblicitario, che ci ha spiegato come focalizzare l’attenzione su un marchio, su un evento, e quali strategie adottare nella pubblicità.

Per metterci alla prova e valutare le nostre capacità l’insegnante ci ha chiesto di organizzare virtualmente un evento del tipo che preferivamo: io ho scelto un evento sportivo/educativo, altre persone una mostra, altre un convegno medico-scientifico, altre un convegno a sfondo sociale.

Potevo limitarmi ad una esperienza virtuale,invece ho agito come se l’evento lo avessi dovuto organizzare sul serio:mi sono messa in contatto con gli allestitori, ho richiesto preventivi, ho fatto sopralluoghi nella struttura che avevo scelto, ho preso contatto con l’ufficio S.IA.E. e con l’ufficio comunale per le affissioni pubblicitarie, ho chiesto informazioni riguardo ai permessi e alle tasse da pagare.

Insomma, il progetto ha preso forma fino al punto di poter essere realmente realizzato, perché ho tenuto conto di tutti gli aspetti, ho creato un logo,una brochure ecc.

Lavorandoci su mi sono appassionata, al punto che un evento è diventato il MIO evento e solo allora ho capito che la curiosità iniziale mi aveva portato probabilmente verso un lavoro che mi piacerebbe realmente fare.

Il corso è stato interessante, ma, ahimè, fornisce solo un punto di partenza. Lo completerebbe un tirocinio presso qualche agenzia , un’esperienza sul campo, e questo è quello a cui miro adesso. Non mi importa aprire un’attività mia appena uscita dal corso, come vorrebbero fare delle colleghe, ma mi interessa di più capire le meccaniche di questo lavoro, operare sul serio, trovarmi davanti all’imprevisto da risolvere.

Il corso da solo serve ad avere delle notizie, ma solo l’esperienza diretta può creare un bagaglio. La creatività da sola non basta, e per questo vorrei lavorare in una equipe che si interessi già da un po’ di questo tipo di manifestazioni.

Per ora ho tante idee che mi frullano in testa, che sto imparando ad organizzare, e spero di mettermi al più presto alla prova.

Tirando le somme l’esperienza è stata positiva, ma non ci si deve aspettare che frequentando il corso ci si aprano porte sul mercato del lavoro.

Le opportunità dobbiamo comunque crearcele da soli, bisogna fare esperienza e farsi conoscere, e si riesce solo se altamente motivati e se non ci si aspetta un grande guadagno immediato.

Melina Mirenghi

melinamirenghi@libero.it

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