Alzheimer: arriva una fotocamera «da collo» per aiutare i malati.


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Si chiama SenseCam e scatta foto ogni 30 secondi per favorire la ricostruzione della memoria recente

La SenseCam sviluppata a cambrdige, in Inghilterra

LONDRA – Per i malati di Alzheimer, ma anche per tutti coloro che hanno problemi di memoria recente, è in arrivo un piccolo strumento tecnologico che potrebbe essere loro d’aiuto per ricostruite gli avvenimenti recenti, cioè quelli che «spariscono» subito» dalla memoria, e quindi, almeno in parte, la loro vita di relazione quotidiana. Il dispositivo, chiamato «SenseCam» e messo a punto in Gran Bretagna, scatta una foto ogni 30 secondi, più o meno l’intervallo di tempo nel quale un cervello normale immagazzina immagini e sensazioni.

APPESO AL COLLO – La «SenseCam», prodotta da Microsoft Research di Cambridge, è uno strumento leggero e ipersofisticato, che il malato porta appeso al collo. Pronto a scattare ogni 30 secondi, ma anche quando rileva un cambiamento di luce, della temperatura corporea o del movimento fisico. La vita quotidiana di chi la porta viene quindi «immortalata» continuamente e poi fatta vedere al paziente stesso, che può recuperare dopo poche ore tutte le esperienze fatte e già dimenticate. Nel corso del tempo, il processo aiuta a rafforzare la memoria autobiografica, una sorta di «scatola nera» del corpo umano.

RICERCA – Steve Hodges, ingegnere capo per l’hardware e direttore del gruppo sensori e dispositivi della Microsoft Research di Cambridge, ha dichiarato che «SenseCam ha un potenziale enorme sia come un aiuto per la memoria sia come strumento per i medici per capire meglio le funzioni cognitive del cervello e far progredire lo studio delle neuroscienze. Se siamo in grado di dimostrare definitivamente che SenseCam può migliorare la memoria – e quindi la qualità della vita – in pazienti con amnesia e perdita di memoria da malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, è un passaggio straordinario».

CONFRONTO – SensCam può memorizzare circa 30 mila immagini – equivalenti a una quindicina di giorni – è molto semplice, con una lente a grandangolo e sensori, e si è dimostrata più efficace dei tradizionali «attivatori» di memoria come allarmi, agende e calendari. Lo conferma uno studio condotto da Emma Berry, neuropsichiatra all’università di Addenbrooke, pubblicato dal Journal of Neurology. Lo studio, incentrato sulla signora «B.», 66enne bibliotecaria a cui è stata diagnosticata un’encefalite del cervello limbico nel 2002, ha dimostrato che la memoria della signora, gravemente deteriorata al punto da non ricordare cosa ha fatto il giorno prima, era enormemente migliorata con la fotocamera, in grado di mostrarle quasi in tempo reale immagini di un evento significativo – come una sera a teatro o un viaggio di notte in un albergo con il marito – che le si fissavano in testa per mesi. Guardare quelle immagini, ha dimostrato la scansione, aveva attivato la normale memoria episodica del suo cervello.

fonte: repubblica

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